"La resistenza nel Candigliano"
di Umberto Marini




Pagine: 178
Prezzo : Lire 20.000


Prefazione, di Giovanni Bischi, presidente dell'ANPI

Sono stato pregato da Umberto Marini di leggere questi suoi appunti sulla Resistenza nel nostro territorio.
Ogni ricerca storica è sempre discutibile, deve rappresentare un momento di polemica, discussione per approfondire verità non facili a distanza di anni.
Marini con questa sua ultima ricerca non ha voluto porsi in concorrenza con altri, la sua modestia lo fa schivo.
Afferma e ciò è vero, che intende solamente portare un ulteriore contributo per la valorizzazione di un momento storico non facile.
Un momento che ha visto protagonisti tanti italiani, tanti giovani anche nel nostro territorio, che hanno saputo prendere una decisione aderendo alla formazione di reparti armati per combattere tedeschi e fascisti.
E questa scelta ha visto unite tutte le forze politiche tutti i ceti sociali, ha visto le nostre donne schierarsi con coraggio, vuoi nelle formazioni partigiane, vuoi ospitando in ogni casolare giovani partigiani o perseguitati politici.
Nel Bacino del Candigliano e proprio sui monti che circondano Cantiano, in questa ridente cittadina, nel 1943 sono sorti i primi raggruppamenti, che poi hanno formato la V Brigata Garibaldi.
I partigiani di Cantiano hanno subito i primi rastrellamenti, hanno organizzato i primi combattimenti, ed i partigiani sono stati costretti prendere anche le prime drastiche decisioni che non potevano essere diverse, come alcuni sostengono, specie in quel momento.
Tutti sapevano che tedeschi e fascisti erano riusciti, ad inserire elementi, pronti a tradire nelle fomazioni partigiane.
E questi tradimenti, vedi il caso del triestino, hanno causato fucilazioni e rastrellamenti a sorpresa..
Marini ha voluto trattare con obiettività anche questi avvenimenti, questi momenti.
Cantiano e Cagli, inseriti nel Bacino del Candigliano con Acqualagna e Furlo, hanno sempre avuto una tradizione socialista e libertaria, e questa tradizione ha rappresentato un esempio per tanti giovani, per tante nostre donne che hanno saputo operare una scelta consapevole.
Questa nuova raccolta di notizie di Umberto Marini, non va sottovalutata, ma incoraggita in quanto mira a rinverdire la coscienza e memoria storica in un momento di indecisione, ma anche un momento che ha visto un popolo orgoglioso capace di ritrovare la sua dignità.
Prefazione, dell'autore
Ho fiducia che questo mio lavoro possa stimolare l'approfondimento dei valori che sono stati alla base della Resistenza per la quale tanti giovani hanno combattuto per la libertà e la democrazia contro la tirannide nazifascista.
Spero che i giovani sappiano e possano, in ogni momento ricordare il sacrificio dei loro nonni per donare loro: la libertà, la democrazia e la possibilità di poter lavorare senza rischiare di perdere ogni parvenza di dignità umana.


Introduzione, dell'autore

Questo lavoro non è un'opera organica ma una raccolta di notizie su quanto è stato detto e scritto sul Bacino del Candigliano, che comprende anche quello dei suoi affluenti: Burano, Biscubio e il sottobacino del Bosso.
La nostra è una storia scanzonata che cerca di capire la portata di un fenomeno che ha coinvolto la terra dove viviamo e dove i nostri nonni sono stati partecipi degli avvenimenti che hanno scosso l'Italia e che hanno pesato sulla nostra vita.
La consapevolezza che l'iter umano è costellato di luci ed ombre ci ha fatto serenamente accettare le cose per quelle che sono e, per questo, più eroiche perchè più umane.
Non ci scandalizza che nel momento culminante la V Brigata Garibaldi Pesaro fosse composta da 814 partigiani italiani, 139 Jugoslavi, 33 sovietici, 1 tedesco, e altri 113 nomi aggiunti che, pur escludendo il supposto egiziano, danno 1.067 uomini, mentre i partigiani della V Brigata Garibaldi Pesaro, stranieri compresi, furono meno di 700.
Non ci scandalizza, perchè tutti i fatti storici luminosi, accanto alla luce, hanno sempre avuto zone d'ombra popolate da una marea di approfittatori.
Non ci sorprende che il fenomeno della ricerca di una paternità partigiana fosse molto più grande in Brigate diverse dalla Garibaldi, come la Lugli e la G.A.P. .
Ci sorprende invece che altri, che partigiani lo sono stati veramente, non si siano e non siano stati inseriti nell'elenco dei partigiani o dei loro collaboratori.
Nel primo dopoguerra l'essere stato partigiano era titolo di merito.
Poteva servire per accedere a qualche posto nella ricostruzione della burocrazia.
La decisione di riconoscere partigiani coloro che avessero partecipato ad almeno tre azioni, frenò in qualche misura la ricerca delle testimonianze di quei partigiani che nella macchia a soffrire c'erano stati sul serio.
Non mi sento assolutamente di avvalorare la tesi qualunquista di chi cerca, in ogni modo, di stigmatizzare l'operato dei partigiani definendoli "quelli del formaggio".
Se è vero il fatto che qualche contadino fu derubato di viveri è certo che altri si sono appropriati dei lanci dell'aviazione inglese destinati ai partigiani e che alcuni si sono arricchiti a loro spese.
È accaduto spesso che coloro, che hanno sfruttato la situazione, hanno cercato poi di gettare ombre sul passato di quelli che hanno operato per cambiare le cose.
Non c'interessano qui gli avvenimenti che hanno tappezzato di gloria e di sangue la Resistenza italiana, ma c'importa comprendere un avvenimento straordinario, che ha portato gli studenti a combattere e vincere la propria battaglia contro avversari agguerriti come i loro professori e i soldati professionisti.
I partigiani i gradi li conquistarono sul campo e non perchè legati a chissà quali cordate.
Questo fatto straordinario, di per se rivoluzionario, ebbe ragione dell'inquadramento militare di chi dell'arte marziale aveva fatto ragione di vita.
La nostra terra fu pervasa dallo spirito di riscatto che investì l'Italia e partecipò con ardore alla battaglia per la conquista della libertà.
Le nostre donne non si tirarono indietro e furono in prima linea a combattere l'oppressore: Rosa Panichi, Valchiria e Lionella Terradura sono un esempio per tutte.
Il fascino di Rosa, di Valchiria e di Lionella se pure meno appariscente, non era inferiore a quello di Marion, la pupa dai capelli biondi che Armando Rocchi usò senza successo per ammaliare i partigiani.
Non tutti i partigiani si riconoscevano nella battaglia per l'ideale della libertà e della democrazia; qualcuno cercò di sfruttare la situazione, ma tutti ebbero chiaro che in gioco non erano solo i destini del Candigliano, ma quelli dell'Italia tutta e per questo lottarono con entusiasmo per un futuro migliore.
Voglio ricordare la carica di buon senso che Corrado Isotti profuse, per evitare di cadere nelle mani degli ufficiali badogliani, ospitati da don Marino Ceccarelli, prete di Morena o dal tentare di distogliere Giuseppe Mari che pensava di ripetere le gesta che gli avevano procurato una medaglia d'argento al Valor Militare quando era tenente dell'artiglieria, liberando Urbino protetta dalla divisione Tagliamento.
Il lavoro oscuro svolto da Alvino Pandolfi che, da membro del CLN di Urbino, profuse tante energie per il riscatto e la libertà permettendo a tanti urbinati di entrare nella V Garibaldi Pesaro e, quando fu necessario, si comportò da eroe.
La saggezza di Vispi Ubaldo che mai cercò di vendicarsi per i torti subiti, e quella di Franco Cangiotti che più di tutti era armato di buon senso.
Rosa Panichi, assieme a suo padre Samuele e al fratello Carlo, illuminò e riscattò tutta la valle del Bosso.
Per questo voglio rendere omaggio a tutti senza distinzione, sia alla V Brigata Garibaldi Pesaro che al distaccamento Toscano, che hanno offerto un bagliore di luce su questa terra in momenti in cui il buio era tra i più tetri.

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