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di Franco Loira
Introduzione, dell'autoreUna cosa è certa; anzi, due: ciò che mi ha spinto a scrivere del giovane contadinello sangiorgese è legato al ricordo di mio nonno che ha riempito la mia fanciullezza di un costante, quasi ossessivo: "Tu devi essere come Pasquale Cotechini". Ma cosa ha rappresentato realmente costui? A distanza di anni, impallidendo, e scomparendo quasi, l'immagine storica, emerge il simbolo: l'uomo venuto dal nulla che si è imposto là dove, di regola, l'accesso a quelli della sua classe era vietato e riservato ai pochi che, per tradizione familiare, censo, lo occupavano da sempre e per sempre. Se non suonasse presunzione, si potrebbe dire con Flaubert: "Cotechini c'est moi", tutti coloro cioè che sono saliti nella considerazione di molti partendo da umili origini. Il secondo scopo è rendere giustizia ad una categoria da sempre ignorata e comunque esclusa dalla storia di Porto San Giorgio. È forse il destino delle classi sociali che, in un paese ad economia definita, vivono in disparte ed hanno scarse possibilità di emergere se non con un Pasquale Cotechini. Porto San Giorgio è da sempre legata al mare, il mare è stata la sua risorsa fino ad oggi in cui trionfa il terziario. E la campagna e i contadini? Le difficoltà incontrate nel tentare di mettere insieme un po' della loro storia tra documenti mancanti o mutili, è il segnale di come il settore sia stato tenuto in scarsa considerazione, quindi ancora tutto da esplorare e definire. Resta tuttavia la poesia di questi luoghi, con colori e sapori e i grandi vecchi che chissà come avranno fatto a vivere senza televisione ed internet; poesia immutabile, eterna che, nel 1951, commosse Ungaretti e commuove ancora, anche se ormai nel solo ricordo, i superstiti di quel tempo "diverso", ed oggi nipoti e pronipoti di particolare sensibilità. In questo lavoro di tutto ciò appena un cenno. Auguri a quanti si impegneranno per una storia completa. |