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Emilio Pierucci è nato a Fossombrone nel 1935 e vive in
campagna nella casa, dove è nato.
La mezzadria è un contratto di lavoro fra il proprietario del fondo rustico e il capofamiglia del nucleo familiare portatore di manodopera. Per mezzadria intendiamo quel contratto per cui tutti i prodotti del fondo vengono divisi in natura per metà, fra il proprietario e il coltivatore, consociati nell'atto di produzione agraria. La medesima spartizione vale anche per le spese di conduzione del podere.
Essa riveste un ruolo essenziale nella gestione del podere, perchè non solo è destinata ad abitazione, a punto di controllo dell'intero territorio poderale e a ricovero degli animali, ma è anche e soprattutto un luogo di lavoro; alcuni ambienti, infatti, fungono da veri e propri laboratori, dove avvengono i più importanti processi di trasformazione dei frutti della terra, i cui prodotti sono in genere riservati ad esclusivo uso e consumo del nucleo familiare del contadino.
Dalla lavorazione di filati di canapa, lino e lana, anch'essi prodotti in casa, si ottenevano tele grezze per biancheria e per indumenti, come il rigatino, un tessuto di sola canapa o di lino e canapa a strisce bianche e blu e il mezzolano, un misto di canapa e lana. Il lavoro di sartoria era eseguito per lo più dalle stesse donne della famiglia oppure da qualche sarto del luogo: in entrambi i casi, però, l'approssimazione del taglio e la grossolanità dei modelli facevano supporre che un sarto mal pratico o dispettoso, tagliava e cuciva il vestito in modo da far sembrare non fatto per chi lo indossava; maniche corte, corpetti da allacciarsi difficilmente, calzoni corti.
Vengono considerati arnesi da trasporto: il biroccio, la treggia, l'asino cieco o carriola, il barellone, necessario per il trasferimento del letame nelle terre scomode, le ceste, la barella, il basto usato soprattutto nelle zone montane, il bigoncio e il barile. In questo settore non sono stati inclusi, pur avendone titolo, i vari tipi di forche e forconi, nonchè il giogo, che veniva usato per abbinare i buoi al trasporto e la mordacchia che serviva per dar loro i comandi.
La mietitura iniziava al mattino presto, dopo che le messi si erano asciugate dall'umidità della notte e terminava all'imbrunire; la giornata lavorativa era interrotta da alcune pause per bere, mangiare e riposare: la più lunga era quello di mezzogiorno, in cui veniva consumato un pranzo completo, a questo seguiva una necessaria siesta; per portare a termine la mietitura occorrevano una diecina di giorni.
Il Mogul 10-20 fu il trattore più diffuso nel pesarese e la sua lunga permanenza sul territorio contribuì a renderlo alquanto familiare: esso era così entrato a far parte della cultura e del paesaggio agricoli: i suoi scoppi cupi e cadenzati giungevano da lontano e la sua sagoma scura e untuosa colpiva l'immaginazione dei giovanissimi, e c'è chi, come il pittore Francesco Carnevali, lo ha ritratto insieme ad altre immagini nei suoi disegni e appunti colti nelle campagne d'Urbino. |